Quando Paolo mi ha chiesto di unirsi al viaggio da Siena a Roma, non ho avuto dubbi.
La Via Francigena per me non è una novità. Sette anni fa l’ho percorsa tutta di corsa, da Lucca a Roma, e lui era al mio fianco… in bici.
Un’esperienza così non si dimentica: 100 km al giorno, 2000 metri di dislivello, le gambe a pezzi e il cuore pieno. Ma più di tutto, c’era la magia di fare qualcosa che sembrava impossibile, spinti solo dalla voglia di provarci.
Non avevo mai corso così tanto per così tanti giorni. E Paolo non aveva mai visto qualcuno farlo.
Eravamo due pazzi, ognuno con la sua velocità, ma uniti dallo stesso obiettivo.
Ora ci ritroviamo sulla stessa strada, ma con una prospettiva diversa.
Niente più cronometro, niente sfida. Solo il gusto di vivere la Francigena con lentezza, accompagnando chi parte per la prima volta, raccontando quello che abbiamo imparato, affrontando salite e discese con lo stesso spirito di allora.
Pedalare oggi è come mettere insieme quei ricordi, ma con occhi nuovi.
Ogni passo che avevo corso, ora lo vedo da un’altra angolazione. E ogni tappa è un’occasione per rivivere l’emozione di quel viaggio, stavolta condivisa con un gruppo, tra chiacchiere, risate, soste, silenzi e fatica buona.
La Francigena mi ha insegnato tanto.
Che il corpo è una macchina straordinaria, ma che senza testa e senza cuore… non ti porta da nessuna parte.
E che non importa se corri o pedali: l’importante è esserci, metterci anima e gambe, e portare qualcosa di vero fino all’ultima curva.